Anno: 2026

  • Non dimenticare Hiroshima

    UNon dimenticare Hiroshima: è un imperativo che non chiede commemorazione, ma vigilanza.
    La parola non è un monumento, è una ferita che continua a pulsare sotto la pelle del mondo. Hiroshima non è il passato: è la prova che l’umano può oltrepassare ogni limite, anche quello che non dovrebbe mai essere varcato. È il punto in cui la tecnica ha mostrato il suo volto più nudo, quando la potenza si è fatta cenere e luce accecante, quando la politica ha smesso di essere mediazione e si è trasformata in annientamento.

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    II velo dell’accettabilità

    Un mio commento all’articolo di Fabrizio Onida pubblicato oggi (ndr 2 agosto) sul “ Sole 24 ore”
    L’articolo ha il limite di presentare la crescita delle disuguaglianze come un fenomeno naturale, quasi fisiologico. Questo è il taglio politico che attraversa tutto il testo : trasforma rapporti di potere in dinamiche spontanee, come se l’accumulazione non fosse il prodotto di strutture che selezionano chi sale e chi resta sotto. La società diventa un campo neutro da amministrare, non un luogo di conflitti materiali da affrontare.

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    Il volto come frontiera

    A Montecitorio ieri non si è discusso solo di un decreto, ma di un nuovo modo di guardare i cittadini. Il governo ha spinto sul riconoscimento facciale come se fosse un semplice adeguamento europeo, mentre in realtà introduce una sorveglianza che trasforma la città in un corridoio monitorato, dove ogni volto diventa traccia e ogni passaggio un dato da conservare per sette giorni.

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    La scommessa mancata del sindacalismo Confederale

    Siamo stati protagonisti, anche come militanti e dirigenti attivi, di due accordi che hanno inciso nel profondo il sindacalismo confederale: il 31 luglio 1992, che sancì la fine della scala mobile, e il 23 luglio 1993, che definì il modello contrattuale a doppio livello. Al Ccnl veniva affidata la sola tutela del potere d’acquisto, mentre alla contrattazione di secondo livello la redistribuzione della produttività. Negli anni successivi altri accordi interconfederali hanno tentato di ripristinare la concertazione e di evitare che i costi dell’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea ricadesse sui lavoratori. In cambio del superamento della scala mobile chiedevamo una diversa politica dei redditi e un’estensione reale della contrattazione decentrata.

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    Il sindacato non può restare complice del silenzio

    La guerra in Medio Oriente non è un rumore lontano: è una pressione quotidiana sul lavoro italiano. Ogni tensione nel Golfo Persico si traduce in gas più caro, bollette più pesanti, inflazione che mangia i salari. Il sindacato deve riconoscere che la pace non è un valore astratto ma una condizione materiale: senza pace non c’è contratto che tenga.

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    La tassa del caldo: quando l’estate rovente presenta il conto

    Il caldo è diventato un’imposta invisibile. Continuiamo a misurarlo con il termometro, ma ormai dovremmo misurarlo con il portafoglio. L’estate rovente non è più un fenomeno meteo: è un attore economico, un moltiplicatore di fragilità, una tassa non votata che cresce, si accumula, si distribuisce in modo ingiusto. Entra nelle case, nei corpi, nelle filiere, nei bilanci. Non chiede permesso. Non fa sconti. Non aspetta.

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    Il progetto AI4I – fare entrare il punto di vista del lavoro

    Il progetto AI4I–Suk nasce con un obiettivo dichiarato: portare l’Intelligenza artificiale dentro le Pmi italiane, non come gadget ma come infrastruttura produttiva. Un anno di test a Torino, 200 imprese coinvolte, 140 provider, decine di casi d’uso già pronti. È un modello di trasferimento tecnologico che promette di “accompagnare” le aziende nell’adozione dell’AI, traducendo fabbisogni in soluzioni,
    matching in progetti, tutoraggio in implementazione.
    Ma dentro questa narrazione manca un pezzo: il lavoro. Manca la voce di chi, ogni
    giorno, tiene in piedi quei processi che l’AI dovrebbe “ottimizzare”.

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    Nota – Il Sindacato davanti all’intelligenza artificiale nel lavoro: una scelta di identità

    Questa nota ha come scopo di sollevare una questione e cercare di avanzare dei ragionamenti, nessuna pretesa di verità, ma solo di porre una questione e di confrontarsi con i soci e amici di Prendere Parola.
    L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nel lavoro non è un dettaglio tecnico: è una
    trasformazione strutturale che modifica processi, criteri decisionali, forme di valutazione e rapporti di potere. Per un sindacato, questo passaggio non è neutro. Impone una scelta. L’IA può essere usata per velocizzare pratiche e comunicazioni dell’organizzazione, oppure per ripensare il ruolo del sindacato nella governance del lavoro contemporaneo

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    La stanza del pensiero critico. Volkswagen, come sintomo di una crisi più profonda dell’Europa

    La crisi di Volkswagen non è un cedimento locale: è la crepa che attraversa l’intero continente. È il punto in cui l’Europa industriale mostra la sua stanchezza, il suo fiato corto, la sua incapacità di tenere il ritmo di una competizione che non aspetta nessuno. La Cina corre, gli Stati Uniti proteggono, e noi restiamo intrappolati in un modello produttivo che non abbiamo avuto il coraggio di ripensare. La crisi di Volkswagen è il corpo che cede, non la causa: è il sintomo di un’Europa che ha perso la propria centralità industriale.

    Volkswagen ha annunciato tagli che non si vedevano da decenni: stabilimenti chiusi, linee ridotte, modelli cancellati, decine di migliaia di posti di lavoro che evaporano. Non è una ristrutturazione: è un arretramento. Il più grande gruppo europeo dell’auto si ritira dal campo di battaglia perché non riesce più a sostenere la pressione tecnologica e commerciale dei concorrenti cinesi. E quando cede il gigante, tutto ciò che gli sta attorno si incrina.

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    Italia, smettila di guardare altrove

    L’Italia è già in campagna elettorale: non si sa bene per cosa, ma sicuramente contro qualcuno.
    A destra si promette ordine come se bastasse un fischietto da vigile; a sinistra si chiede il voto “per evitare il disastro”, che è un modo elegante per dire che non hanno altro da proporre. Nel frattempo il Paese vero, quello che paga le bollette, sparisce come un collega che timbra e scappa.