
Non dimenticare Hiroshima: è un imperativo che non chiede commemorazione, ma vigilanza.
La parola non è un monumento, è una ferita che continua a pulsare sotto la pelle del mondo. Hiroshima
non è il passato: è la prova che l’umano può oltrepassare ogni limite, anche quello che non dovrebbe mai essere varcato. È il punto in cui la tecnica ha mostrato il suo volto più nudo, quando la potenza si è fatta cenere e luce accecante, quando la politica ha smesso di essere mediazione e si è trasformata in annientamento.
