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In nessun altro sistema di governo le parole sono importanti come in democrazia, perché la democrazia è discussione, è ragionamento comune, si fonda sulla circolazione delle opinioni e delle convinzioni. Lo strumento privilegiato di questa circolazione sono le parole, e “Prendere parola” ne è lo strumento.

APERTA LA POSSIBILITA’ DI ADERIRE ALL’ASSOCIAZIONE ‘PRENDERE PAROLA’  
PREMI IL PULSANTE QUI SOTTO

News

  • Convinti difensori delle libertà sindacali e delle agibilità delle sue rappresentanze

    La legge riconosce ai rappresentanti sindacali una serie di diritti e tutele, stabiliti in gran parte dallo Statuto dei Lavoratori – Legge 300/1970 e sue modificazioni – e dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.
    La rappresentanza ……………………….. ritorsioni da parte dell’azienda.
    Per questo come Associazione Prendere Parola, quali convinti difensori delle libertà sindacali e delle agibilità delle sue rappresentanze, aderiamo all’appello contro i licenziamenti discriminatori e ritorsivi di rappresentanti sindacali aziendali.

  • La mutazione del pragmatismo sindacale

    Stavo prendendo un caffè al bar, uno di quei momenti in cui il mondo si sospende per un attimo. Un lavoratore si è avvicinato, mi ha salutato con un cenno e si è seduto accanto. Non ha girato intorno alla questione: «Ma secondo te il sindacalismo sta andando a destra?» La domanda non era politica: era esistenziale. Era la sensazione che qualcosa si stesse spostando sotto i piedi, che il lavoro non avesse più un luogo dove sentirsi rappresentato. Gli ho risposto che il sindacalismo, per la sua composizione sociale, non può andare a destra. Non è un fatto ideologico: è un fatto di carne. Il sindacalismo nasce dove il lavoro è fragile, dove la dignità è una lotta quotidiana, dove la comunità è l’unico riparo. Quel territorio non è mai stato di destra, e non può diventarlo.

  • Il clima che aumenta i prezzi

    L’inflazione climatica non è un concetto astratto: è già un dispositivo materiale che attraversa l’economia italiana. Le ondate di calore che si ripetono ogni estate riducono le rese agricole, indeboliscono le infrastrutture, rallentano la produttività.
    Lo studio BCE-PIK, che combina dati storici e modelli climatici, mostra che il caldo estremo aumenta l’inflazione per almeno dodici mesi e che, oltre il 2035, la dinamica dei prezzi dipenderà direttamente dal livello delle emissioni.

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Articoli sull’ Autonomia Differenziata.

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