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In nessun altro sistema di governo le parole sono importanti come in democrazia, perché la democrazia è discussione, è ragionamento comune, si fonda sulla circolazione delle opinioni e delle convinzioni. Lo strumento privilegiato di questa circolazione sono le parole, e “Prendere parola” ne è lo strumento.

APERTA LA POSSIBILITA’ DI ADERIRE ALL’ASSOCIAZIONE ‘PRENDERE PAROLA’  
PREMI IL PULSANTE QUI SOTTO

News

  • La mutazione del pragmatismo sindacale

    Stavo prendendo un caffè al bar, uno di quei momenti in cui il mondo si sospende per un attimo. Un lavoratore si è avvicinato, mi ha salutato con un cenno e si è seduto accanto. Non ha girato intorno alla questione: «Ma secondo te il sindacalismo sta andando a destra?» La domanda non era politica: era esistenziale. Era la sensazione che qualcosa si stesse spostando sotto i piedi, che il lavoro non avesse più un luogo dove sentirsi rappresentato. Gli ho risposto che il sindacalismo, per la sua composizione sociale, non può andare a destra. Non è un fatto ideologico: è un fatto di carne. Il sindacalismo nasce dove il lavoro è fragile, dove la dignità è una lotta quotidiana, dove la comunità è l’unico riparo. Quel territorio non è mai stato di destra, e non può diventarlo.

  • Il clima che aumenta i prezzi

    L’inflazione climatica non è un concetto astratto: è già un dispositivo materiale che attraversa l’economia italiana. Le ondate di calore che si ripetono ogni estate riducono le rese agricole, indeboliscono le infrastrutture, rallentano la produttività.
    Lo studio BCE-PIK, che combina dati storici e modelli climatici, mostra che il caldo estremo aumenta l’inflazione per almeno dodici mesi e che, oltre il 2035, la dinamica dei prezzi dipenderà direttamente dal livello delle emissioni.

  • Nota OIL: Giovani e lavoro, la crisi torna a mordere

    L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha prodotto un’analisi molto dura sul lavoro dei giovani e denuncia che nel mondo globale del lavoro i giovani
    continuano a perdere terreno. I Neet – ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano – hanno raggiunto il 20% della popolazione giovanile globale, oltre 257 milioni di persone. È la conferma di una penalizzazione che non nasce oggi: la gioventù è esposta più di altre fasce alla precarietà, ai salari bassi, alla mancanza di prospettive.
    (ndr da: Nota dell’orso bergamasco 17 agosto 2026)

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