Articoli

  •  | 

    La mutazione del pragmatismo sindacale

    Stavo prendendo un caffè al bar, uno di quei momenti in cui il mondo si sospende per un attimo. Un lavoratore si è avvicinato, mi ha salutato con un cenno e si è seduto accanto. Non ha girato intorno alla questione: «Ma secondo te il sindacalismo sta andando a destra?» La domanda non era politica: era esistenziale. Era la sensazione che qualcosa si stesse spostando sotto i piedi, che il lavoro non avesse più un luogo dove sentirsi rappresentato. Gli ho risposto che il sindacalismo, per la sua composizione sociale, non può andare a destra. Non è un fatto ideologico: è un fatto di carne. Il sindacalismo nasce dove il lavoro è fragile, dove la dignità è una lotta quotidiana, dove la comunità è l’unico riparo. Quel territorio non è mai stato di destra, e non può diventarlo.

  •  | 

    Il clima che aumenta i prezzi

    L’inflazione climatica non è un concetto astratto: è già un dispositivo materiale che attraversa l’economia italiana. Le ondate di calore che si ripetono ogni estate riducono le rese agricole, indeboliscono le infrastrutture, rallentano la produttività.
    Lo studio BCE-PIK, che combina dati storici e modelli climatici, mostra che il caldo estremo aumenta l’inflazione per almeno dodici mesi e che, oltre il 2035, la dinamica dei prezzi dipenderà direttamente dal livello delle emissioni.

  •  | 

    Nota OIL: Giovani e lavoro, la crisi torna a mordere

    L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha prodotto un’analisi molto dura sul lavoro dei giovani e denuncia che nel mondo globale del lavoro i giovani
    continuano a perdere terreno. I Neet – ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano – hanno raggiunto il 20% della popolazione giovanile globale, oltre 257 milioni di persone. È la conferma di una penalizzazione che non nasce oggi: la gioventù è esposta più di altre fasce alla precarietà, ai salari bassi, alla mancanza di prospettive.
    (ndr da: Nota dell’orso bergamasco 17 agosto 2026)

  • Dentro il nuovo ambiente di lavoro

    Lavoro ieri e oggi e l’esperienza vissuta
    Quando lavoravo come operaio alla Reggiani Tessile di Bergamo e mi ero iscritto alla CISL ricordo che il sindacato dei tessili di Bergamo, la Filta, teneva degli incontri di formazione sindacale per i
    giovani che volevano impegnarsi nell’attività sindacale; di quel periodo mi è rimasta impressa la figura di Maria Belotti, operatrice del sindacato provinciale, che entrava nei luoghi dove si tenevano gli incontri di formazione, come si entra in reparto, con lo stesso passo attento di chi sa che il lavoro non è un concetto ma un odore, un rumore, una postura.

  •  | 

    La partecipazione che non cammina

    Questa mattina sono incorso in una notizia che non mi aspettavo di leggere, anche se nel merito della legge sulla partecipazione dei lavoratori avevo già a suo tempo espresso le mie valutazioni, soprattutto per la mancanza di unità. Ora leggo che il Tribunale di Rieti ha condannato l’ASM, azienda pubblica del trasporto locale, per comportamento antisindacale in relazione alla nomina di un rappresentante dei lavoratori nel consiglio di amministrazione. La vicenda è significativa perché riguarda una delle prime applicazioni della legge sulla partecipazione dei lavoratori promossa dalla CISL e approvata dal governo Meloni nel 2025.

  •  | 

    Il salto computazionale del capitalismo e il nuovo compito del sindacalismo

    Stiamo assistendo a un processo di trasformazione del capitalismo: un passaggio netto, irreversibile, dal capitalismo industriale al capitalismo computazionale. Non è una semplice mutazione tecnologica, non è un aggiornamento di sistema: è una riconfigurazione profonda del potere, dei rapporti sociali, delle forme della dipendenza. Il capitalismo industriale organizzava la produzione attraverso fabbriche, macchine, catene di montaggio; il capitalismo computazionale organizza la vita attraverso piattaforme, algoritmi, ambienti digitali che anticipano, modellano e orientano i comportamenti. Non sfrutta solo il lavoro: sfrutta la prevedibilità del lavoro, la sua traccia, la sua presenza digitale. È un capitalismo che non aspetta che tu produca: ti anticipa, ti modella, ti pre-forma.

  •  | 

    Cronache sindacali internazionali – 3

    – settimana 30 luglio / 6 agosto –
    Si entra nella settimana come in una stanza dove l’aria è cambiata: il caldo non è solo meteorologico, è politico, è sociale, è il respiro corto di un mondo del lavoro che non trova più tregua. Dal 30 luglio al 6 agosto 2026 il panorama internazionale sembra un mosaico che si incrina: ogni tessera è un conflitto, una rivendicazione, una crepa che si allarga sotto i piedi dei lavoratori.
    In Europa il fronte si muove come una lunga onda. …..
    Fuori dall’Europa il quadro è più duro …..

  •  | 

    Notizie sindacali – 30 luglio 6 agosto 2026

    30 luglio 6 agosto 2026
    La settimana scorre come una lunga linea di calore, un agosto che non concede tregua e che rimette il lavoro al centro della scena, non come tema ma come corpo vivo, come ferita che pulsa sotto la pelle del Paese. Le notizie arrivano una dopo l’altra, non come fatti isolati ma come un’unica onda che si alza e si ritira, lasciando sulla riva tracce di fatica, di rabbia, di ostinazione. È la settimana in cui i sindacati tornano a sedersi a un tavolo nazionale, e già questo basta a dire che qualcosa si è mosso, che la frattura degli ultimi anni non è più sostenibile, che serve un nuovo patto per non lasciare il lavoro in balia dei contratti al ribasso, degli appalti infiniti, delle filiere che spezzano la responsabilità in mille pezzi. Ma il tavolo, per quanto necessario, porta con sé un’ombra di scetticismo, perché troppe volte abbiamo visto questi avvii trasformarsi in liturgie, troppe volte la volontà di ricucire si è persa nei corridoi, troppe volte la promessa di un accordo quadro si è sciolta davanti alla prima divergenza di potere.

  • Non dimenticare Hiroshima

    UNon dimenticare Hiroshima: è un imperativo che non chiede commemorazione, ma vigilanza.
    La parola non è un monumento, è una ferita che continua a pulsare sotto la pelle del mondo. Hiroshima non è il passato: è la prova che l’umano può oltrepassare ogni limite, anche quello che non dovrebbe mai essere varcato. È il punto in cui la tecnica ha mostrato il suo volto più nudo, quando la potenza si è fatta cenere e luce accecante, quando la politica ha smesso di essere mediazione e si è trasformata in annientamento.