inflazione

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    Quando il PIL scende, chi sta in basso cade per primo

    I quotidiani di questa mattina (6 giugno 2026) ci segnalano che nei primi tre mesi dell’anno l’economia europea ha registrato una frenata: il Pil dell’area Euro è sceso dello 0,2%, quello dell’Unione dello 0,1%. Eurostat descrive un continente che procede a velocità irregolare, con l’Irlanda che precipita addirittura del 12,1% in tre mesi,
    trascinando verso il basso la media complessiva. Numeri che rimbalzano sulle prime pagine, accompagnati da
    analisi tecniche e reazioni dei mercati finanziari. Nel leggere queste notizie mi sono chiesto che cosa significhi
    tutto questo per le lavoratrici, i lavoratori e le persone meno abbienti. Perché i dati statistici, se non li leggiamo
    partendo dal basso, rischiano di diventare un linguaggio per iniziati: curve, trimestri, decimali che non raccontano
    nulla della vita reale.

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    «Tranquilli: i salari rallentano, ma l’ingiustizia corre benissimo»

    La frenata dei salari non è un dettaglio tecnico: è un segnale politico. Nel primo trimestre del 2026 le retribuzioni contrattuali crescono del 2,5%, meno dell’anno scorso, molto meno del periodo dell’inflazione alta. È un numero che sembra rassicurante solo a chi guarda l’economia come un grafico. Per chi vive di stipendio, significa un’altra stagione di rincorsa, un altro pezzo di potere d’acquisto che non torna.
    Il racconto dominante parla di moderazione salariale e di un sistema contrattuale che “contiene” le spinte. Ma la realtà è che i salari reali non hanno ancora recuperato la perdita del triennio 2021-2023.

  • Tornare a Tarantelli?

    Questo scritto non è una nostalgia o un ritorno al passato, ma il tentativo di una riflessione sulla situazione politica, economica, sociale, cercando di attualizzare il pensiero economico di Ezio Tarantelli, per come io l’ho percepito e vissuto.
    C’è un momento in cui ti accorgi che l’inflazione non è una parola da economisti, ma una fenditura che attraversa la vita quotidiana e la senti quando fai la spesa e il carrello pesa meno di prima e la cassiera ti guarda come per dire che non è colpa sua e tu annuisci perché non è colpa di nessuno e insieme è colpa di tutti di un sistema che ha smesso di governare se stesso e lascia che i prezzi corrano come cavalli imbizzarriti mentre i salari restano legati al palo come se il tempo si fosse fermato.