La frenata dei salari non è un dettaglio tecnico: è un segnale politico. Nel primo trimestre del 2026 le retribuzioni contrattuali crescono del 2,5%, meno dell’anno scorso, molto meno del periodo dell’inflazione alta. È un numero che sembra rassicurante solo a chi guarda l’economia come un grafico. Per chi vive di stipendio, significa un’altra stagione di rincorsa, un altro pezzo di potere d’acquisto che non torna.
Il racconto dominante parla di moderazione salariale e di un sistema contrattuale che “contiene” le spinte. Ma la realtà è che i salari reali non hanno ancora recuperato la perdita del triennio 2021-2023.

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