Dal 4 al 10 luglio il mondo del lavoro ha parlato con una voce sola, anche se veniva da mille luoghi diversi. Una voce ruvida, stanca, ma ancora capace di dire basta. Lo si riconosce subito: non è una settimana di notizie, è una settimana di corpi che resistono. E il capitalismo neoliberista, che da trent’anni promette efficienza e libertà mentre scarica rischio e precarietà sui lavoratori, mostra tutte le sue crepe. Il conflitto sul lavoro non è un residuo del passato. È il presente che resiste.

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