
Il fronte del lavoro si muove, non arretra
La mappa del lavoro, oggi, è una lastra incrinata. Da una parte il mondo che corre, spinto da algoritmi che decidono turni, sospensioni, paghe, visibilità. Dall’altra, milioni di lavoratori che provano ancora a tenere insieme la dignità con le mani nude. Il 1° luglio 2026 non porta tregua: porta un bilancio che brucia.
Il nuovo Global Rights Index, pubblicato dalla ITUC – International Trade Union Confederation, la più grande confederazione sindacale mondiale, segna il quarto anno consecutivo di arretramento. Non è una statistica: è un colpo secco. Tre Paesi su quattro negano il diritto di organizzarsi, metà arresta sindacalisti come fossero contrabbandieri, e gli attacchi violenti crescono. Argentina e Panama entrano per la prima volta nella lista nera dei peggiori dieci. Non è un incidente: è un segnale. Quando la democrazia del lavoro cede, cede tutto il resto.
