Dal settimanale LA VOCE E IL TEMPO di Domenica, 24 maggio 2026

Mi ha molto colpito il Messaggio del cardinale Repole per il 1º maggio. Colpito davvero, perché sfugge alla retorica con cui, di solito, addobbiamo questa ricorrenza. Non è un invito rassicurante, né una semplice esortazione morale. È una provocazione che inquieta: un richiamo esigente a una vocazione che, in tempi come questi, non può limitarsi a consolare ma deve agitare, smuovere, togliere il sonno. Soprattutto a chi porta responsabilità – nel sindacato, nella politica, nella vita sociale – perché è lì che le contraddizioni diventano scelte concrete. La lettera di Repole arriva come una voce che ti sorprende mentre stai facendo altro: non perché dica qualcosa di nuovo, ma perché ti costringe a guardare meglio ciò che hai davanti da anni.

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