armi

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    Le città delle armi

    Mi ha molto colpito il Messaggio del cardinale Repole per il 1º maggio. Colpito davvero, perché sfugge alla retorica con cui, di solito, addobbiamo questa ricorrenza. Non è un invito rassicurante, né una semplice esortazione morale. È una provocazione che inquieta: un richiamo esigente a una vocazione che, in tempi come questi, non può limitarsi a consolare ma deve agitare, smuovere, togliere il sonno. Soprattutto a chi porta responsabilità – nel sindacato, nella politica, nella vita sociale – perché è lì che le contraddizioni diventano scelte concrete. La lettera di Repole arriva come una voce che ti sorprende mentre stai facendo altro: non perché dica qualcosa di nuovo, ma perché ti costringe a guardare meglio ciò che hai davanti da anni.