La stanza del pensiero critico. Volkswagen, come sintomo di una crisi più profonda dell’Europa
La crisi di Volkswagen non è un cedimento locale: è la crepa che attraversa l’intero continente. È il punto in cui l’Europa industriale mostra la sua stanchezza, il suo fiato corto, la sua incapacità di tenere il ritmo di una competizione che non aspetta nessuno. La Cina corre, gli Stati Uniti proteggono, e noi restiamo intrappolati in un modello produttivo che non abbiamo avuto il coraggio di ripensare. La crisi di Volkswagen è il corpo che cede, non la causa: è il sintomo di un’Europa che ha perso la propria centralità industriale.
Volkswagen ha annunciato tagli che non si vedevano da decenni: stabilimenti chiusi, linee ridotte, modelli cancellati, decine di migliaia di posti di lavoro che evaporano. Non è una ristrutturazione: è un arretramento. Il più grande gruppo europeo dell’auto si ritira dal campo di battaglia perché non riesce più a sostenere la pressione tecnologica e commerciale dei concorrenti cinesi. E quando cede il gigante, tutto ciò che gli sta attorno si incrina.
